MENO DOLORE E MENO PARTI CESAREI CON LO YOGA PRENATALE. Uno studio apparso nel dicembre 2018 sulla rivista specialistica The Journal of Alternative and Complementary Medicine, ha messo in luce gli effetti più che positivi dello yoga, quando praticato in gravidanza. I ricercatori hanno arruolato duecento donne al settimo mese di gravidanza dividendole in due gruppi: nel primo è stato praticato yoga prenatale (sessioni di 30 minuti ogni due settimane), nel secondo no. Erano tutte donne alla prima gravidanza, che non avevano mai praticato yoga in precedenza e di età compresa tra 25 e 30 anni. I risultati sono quelli di una migliore tolleranza al dolore tra chi aveva praticato lo yoga, e anche una minore richiesta di induzione del travaglio e di analgesici. Sembra inoltre che lo yoga abbia portato anche un altro importante beneficio: più parti per via vaginale e meno parti cesarei, e persino il numero di nascite sotto peso è risultato inferiore a l gruppo di controllo che non aveva praticato yoga.Lo studio è stato condotto da un gruppo di ginecologi indiani (New Delhi e Mangalore). Vediamo meglio. https://www.liebertpub.com/doi/abs/10.1089/acm.2018.0079...

IL FETO CI ASCOLTA E IMPARA. I risultati delle ricerche e delle sperimentazioni, compiute negli ultimi 30 anni nel campo della neurobiologia e della psicologia prenatale, hanno rivoluzionato il modo di considerare l’alba della vita, quel periodo di nove mesi in cui il feto si sviluppa nel ventre materno. Tutte le attuali evidenze sembrano confermare una precoce e attiva presenza di un nucleo esperienzale, emozionale e psichico neonatale, e, dunque, una continuità significativa tra la vita psichica prima e dopo la nascita.Da diversi anni molti ginecologi, ostetriche ed esperti della prenatalità italiani e stranieri sottolineano l’importanza della musica e della voce materna (parlata e cantata) per i loro ampi effetti positivi, che hanno sul “bambino prenatale” e sul suo futuro. Tutto ciò può essere riassunto con il titolo del  libro “Il feto ci ascolta e impara”, che riassume gli studi ultraventennali di un gruppo di ricercatrici della Divisione di Psicologia clinica presso l’Università di Brescia, guidate dal Prof. P. Imbasciati.

(…) Che il feto abbia una vita psichica è oggi universalmente acquisito. Che si possa chiamare “mente” dipende da come la si definisce. Che questa mente sia acquisita attraverso una progressione di apprendimenti fetali e che la struttura funzionale che ne consegue moduli successivamente tutto lo sviluppo dell’individuo, è nozione ormai condivisa da tutti gli studiosi, ma non ancora assimilata dalla nostra cultura. Questo libro descrive il processo di costruzione delle funzioni mentali che si sviluppano nel feto e come gli apprendimenti che le determinano dipendano essenzialmente dalle relazioni del feto con la gestante, e poi del bambino coi suoi caregiver. Tale descrizione è basata e collegata con le ricerche sperimentali. In particolare viene descritta una lunga e laboriosa ricerca condotta dagli autori. Il fuoco dello sviluppo fetale che qui si descrive è posto sugli apprendimenti auditivi del feto: per questo, come nel titolo, ogni genitore dovrà tener conto che “il feto ci ascolta… e impara”. (…)

GRAVIDANZA E STRESS . Durante il periodo della gravidanza, già a partire dalla diciassettesima settimana, il feto può percepire e forse subire lo stress sofferto dalla futura mamma. A sostenerlo sono i ricercatori dell’Imperial College di Londra, autori di uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Clinical Endocrinology. Le donne in dolce attesa rischiano quindi di trasferire lo stress ai propri figli molto prima di quanto si immaginasse finora. Già dalla diciassettesima settimana, la placenta fa infatti passare un quantitativo significativo di cortisolo, comunemente definito come ”ormone dello stress”. Per misurare la concentrazione di questa sostanza, i ricercatori hanno analizzato campioni di liquido amniotico, dimostrando tra l’altro l’efficacia di una procedura molto meno invasiva rispetto al prelievo di sangue fetale. La ricerca ha coinvolto ben 267 donne in gravidanza, un numero sufficiente a confermare la correlazione tra i livelli di cortisolo riscontrato nel sangue materno e quelli registrati analizzando il liquido amniotico. Ora, gli scienziati sono però impegnati a capire quanto la concentrazione dell”’ormone dello stress” possa incidere nella vita del bambino, cercando di scoprire se esiste una relazione significativa tra esposizione al cortisolo e predisposizione allo stress. La ricerca inglese conferma quanto già anticipato ed intuito da oltre un decennio dalla pratica clinica in psicoterapia, dove il vissuto e le esperienze della vita intrauterina mostrano di essere fortemente impresse nella memoria cellulare degli individui e condizionano la loro vita da adulti.

COSI' IL FETO CANTA NEL PANCIONE. Sono accoccolati nel pancione della mamma, ma sembrano già sentire la musica e reagire ai suoni con dei movimenti simili al canto. Secondo un nuovo studio pubblicato su Ultrasound, questo accade già a 16 settimane di gestazione, se le note arrivano “dall’interno”. Per la prima volta gli scienziati dell’Institut Marquès di Barcellona hanno mostrato infatti che il feto sarebbe in grado di rilevare i suoni già a questa età, e soprattutto di reagire muovendo la bocca e la lingua. A mostrarlo è un video in 3 D realizzato dagli scienziati, che rimbalza sulla stampa internazionale e sta emozionando il web.

Le orecchie del piccolo si sviluppano completamente a 16 settimane, ma finora si riteneva che questo non potesse udire fino a 18-26 settimane di gestazione. Ora il team di Marisa Lopez-Teijon spiega di aver “fotografato” una risposta precoce alla musica trasmessa a livello intravaginale: il feto muove bocca e lingua come se cercasse di parlare o cantare. E smette quando si interrompe la musica. Una scoperta che, al di là dell’emozione nell’assistere a quella che appare come una precocissima risposta alla musica, potrebbe aprire la strada a nuovi metodi per consentire una diagnosi dei problemi di sordità già a livello fetale.

(Articolo tratto da La Stampa.it)

CONVERSAZIONI SUL CERVELLO - Questo video è stato realizzato nel gennaio del 2012, per conto della “Associazione per la prevenzione del disagio giovanile OCTOPUS BRAIN” di Milano.

Ideatore e protagonista è il Prof. Enzo Soresi, Primario Emerito dell’Ospedale Ca’ Granda – Niguarda di Milano, e autore del libro “ Il Cervello Anarchico “, ediz. Utet-Libreria, giunto alla sua 9° edizione.

Ha collaborato a questa conversazione anche Filippo Massara, esperto di percorsi musicali mirati alla salute, in particolare a quella dei nascituri e delle mamme in gravidanza. La conversazione si è svolta nell’aula di una scuola elementare alla presenza dei bambini e dei genitori.

“Conversazioni sul cervello” fa parte di un progetto che si propone di sensibilizzare i genitori (in particolare le madri) e le operatrici delle strutture pre-scolastiche (nidi, scuola materna) intorno alla delicatissima fase della formazione delle strutture neuro-cerebrali nell’epoca perinatale, cioè i primi 36 mesi di vita del piccolo. Il suo futuro dipende dall’equilibrato sviluppo delle strutture cerebrali e dalla dimensione armonica del rapporto emotivo-affettivo con la madre e con il padre, ma anche con chi si occupa del piccolo in alcune ore della giornata.

Una crescita equilibrata è la conseguenza della ricchezza affettiva dell’ambiente in cui si organizzano e si modellano gli elementi di base del cervello del bambino.

Per vedere l’intero video  visitare la pagina>>>

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