Il ruolo del dolore nel parto

 

Il dolore del parto è dunque la famosa condanna divina, è il  “partorirai con dolore”?

 

Assolutamente no! Anzi è uno strumento necessario affinchè il parto possa procedere al meglio e in modo naturale. Ma vediamo come.

 

E’ fondamentale innanzitutto decodificare il messaggio del dolore per capirne la sua funzione, solo così è possibile una gestione più consapevole della fase della dilatazione e del parto e una accettazione gioiosa di quella che è una delle esperienze più esaltanti della vita di una donna. Si tratta di un’esperienza che ci mette in contatto con la nostra energia primordiale di inaudita potenza ma che contemporaneamente ci fornisce anche gli strumenti per affrontare questa prova.

 

Il dolore del parto ha caratteristiche uniche in natura in quanto non è sintomo di alcuna patologia, ma un segno del naturale progredire della nascita. Si presenta come dolore intermittente, con pause tra una contrazione e l’altra dove il dolore arriva a scomparire completamente e garantisce l’avvio di una vera e propria forma di analgesia endogena naturale.Quindi si tratta di un tipo di dolore non fine a se stesso, come nel caso in cui ci si rompe un arto…. ma che ha uno scopo, il quale già da solo può esserci utile per attraversare meglio la fase più dolorosa della gravidanza, e che, cosa più fantastica, contiene in sé anche gli strumenti per il suo stesso superamento!

 

Il dolore fornisce il motivo alla donna per cercare posizioni, creare movimenti che favoriscano l’apertura del suo bacino e quindi la discesa del bambino e al contempo questi stessi movimenti alleviano il dolore. Senza questo dolore la donna non saprebbe dunque come muoversi, cosa fare o come aprirsi per aiutare il piccolino ad uscire.

 

Il dolore inoltre ha un effetto fondamentale di stimolatore endocrino: stimola cioè la produzione di una sufficiente quantità di ormoni, che aiutano il processo fisiologico del parto. Ormoni come ad esempio la prolattina che favorisce l’attaccamento tra madre e figlio, l’ossitocina un uterotonico naturale che favorisce le contrazioni per la preparazione del canale del parto.  Grazie all’aumento di questi ormoni, durante la pausa tra una contrazione e un’altra, aumenterà anche la produzione di prostaglandine le quali promuovono la contrattilità dell’utero preparando la contrazione successiva, e le endorfine che creano una analgesia naturale proteggendo dal dolore anche il bambino. Le endorfine inducono inoltre nella seconda fase della dilatazione uno stato alterato della coscienza, necessario per permettere l’abbandono totale di sè, l’apertura completa per aiutare la donna a farsi attraversare e a separarsi da bambino per poterlo poi accogliere nella vita.

 

Il nemico del parto non è dunque il dolore, ma la paura, l’ansia e la tensione. Reazioni queste che attivano nel nostro corpo un meccanismo che rilascia  altri ormoni che hanno l’effetto di difesa per “combattere” il pericolo percepito: il corpo si irrigidisce, fino ad aumentare il dolore e ostacolare il processo del parto.

 

Quando una donna è invece rilassata, il suo organismo rilascia gli antidolorifici naturali prodotti dal corpo stesso, le endorfine, che interagendo con altri ormoni contribuiscono a distendere i muscoli e facilitare il parto. 

 

Esistono tecniche che aiutano a garantire una partecipazione attiva e consapevole della donna all’esperienza della nascita, favoriscono il rilascio di endorfine, sostituiscono le credenze negative apprese sul parto, offrono strumenti in grado di diminuire lo stress e risparmiare energia utile alla donna nel parto. Sono l’utilizzo corretto e consapevole della respirazione, il rilassamento, le affermazioni/visualizzazioni positive, l’ascolto musicale, il canto e le vocalizzazioni .

 

Ricorda che Il dolore del parto non potrà mai essere più grande di quello che una donna riesca a sopportare, semplicemente perché quel dolore è il tuo stesso corpo a produrlo. Come si potrebbe sopravvivere se dovessimo “subire passivamente” un dolore insopportabile? Ricorda che tu sperimenterai ondate di dolore ma dipende da te come affrontarle: lasciandole agire… tu diventi mare e non più la barca nella tempesta!

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